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Dodici anni di galera per tutti

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Scritto da The Linker Martedì 22 Dicembre 2009 19:56

di Claudio Messora

Qualcuno mi deve spiegare il rapporto di causa-effetto sottostante alla seguente affermazione:

"L'aggressione a Berlusconi ha evidenziato la necessità di intervenire sul fenomeno diffuso, caratterizzato da esortazioni alla violenza e all'aggressione mediante discorsi, scritti e interventi che, in virtù delle moderne tecnologie informatiche, riescono ad acquisire una rilevanza mediatica significativa"

L'aggressione a Berlusconi ha evidenziato soltanto che la sua scorta fa cagare. E che c'è tanta gente, criticabile e criticata, che immediatamente dopo ne ha provato godimento. Probabilmente ragazzini, della stessa specie di quelli che volevano uccidere Di Pietro a sprangate.


E poi, non parlano sempre della rete come se non fosse fatta di persone? Come se la gente come si deve fosse quella che si stordisce davanti alla De Filippi, davanti alla D'Eusanio, davanti a una dozzina di rincoglioniti che girano con una telecamera sempre puntata addosso alla maniera in cui gli alcolizzati girano con un cordiale in tasca?
Allora, se la rete è l'isola che non c'è; se noi siamo solo avatar e non cittadini italiani che hanno il solo torto di usare un mezzo diverso dal telefono, dalla radio e dalla televisione; se le uniche verità passano per il TG delle 20 oppure non esistono; se il popolo della rete è solo una proiezione mentale di pensieri in solitaria fuga da se stessi; se tutto quello che continuano a ripetere è vero, allora ... vogliamo il carcere virtuale. Basta che ci costruiscano una specie di Second Life Circondariale e i netizen disobbedienti avranno una punizione commisurata alla loro incorporeità.

Dodici anni di galera a uno che scrive "Tartaglia santo subito" (apologia di reato) non credo che l'avrebbe immaginato neanche George Orwell. In questo paese ormai conviene essere mafiosi, di solito la si fa franca: quando poi le cose dovessero mettersi male, una bella statuina di alabastro in faccia e si ottiene l'assoluzione politica e giudiziaria, immediata ed irrevocabile.
"Chi istiga a commettere delitti contro la vita e l'incolumità delle persone o ne fa apologia, sarà punito con la reclusione da tre a dodici anni. Se il fatto è commesso avvalendosi di comunicazione telefonica o telematica (internet e social network), la pena è aumentata."
L'accostamento tra comunicazione telefonica e internet è talmente stridente da risultare altamente offensivo. Raffaele Lauro (PDL), l'autore del Disegno di Legge -"disegno" o "scarabocchio"? - deve evidentemente ritenere che siamo tutti così sprovveduti da non cogliere che il riferimento al telefono è stato introdotto al solo scopo di non sottolineare troppo il vero obiettivo della normativa: la rete. Avete mai visto qualcuno fare apologia di reato al telefono? E quand'anche fosse, chi lo verrebbe mai a sapere? O vogliamo mettere sotto intercettazione tutto il paese per scoprire se qualcuno si permette di ridacchiare al telefono, con un amico, dopo che un esaltato tira un cazzotto a un politico? Ma non era Genchi l'intollerabile spione che metteva a rischio la privacy di tre milioni di italiani? 
E la televisione? Perché si fa riferimento solo al telefono o a internet? Chi fa apologia di reato in televisione avrà l'immunità televisiva? O si vuole tutelare Ignazio La Russa, che possa continuare a dire (vedi video al minuto 3.58) "Possono morire tutti quelli che non vogliono il crocifisso"?

Lauro vuole risolvere un non problema - chiudere un gruppo su facebook è semplice e veloce già adesso -, creando viceversa un problema serio, che apre scenari inquietanti. Come stabilisci con precisione quando un commento potebbe mettere a rischio l'incolumità personale di qualcuno? Quando con esattezza si configura come possibile apologia di reato? Se io dico "Ben gli sta", riferito a un sonoro ceffone subito da un amico antipatico, è apologia di reato?

Il Senatore Raffaele Lauro appartiene alla vecchia guardia della politica. Arriva direttamente dal governo Spadolini. Nel 1985 si è reso "corresponsabile" della Legge Mammì, definita "Legge fotografia" o "Legge Polaroid" in quanto si limitava a legittimare la situazione televisiva già esistente. E' stato capo segreteria dei ministri Gava e Scotti. Andreotti l'ha nominato consigliere della Corte dei Conti. Figuriamoci se Berlusconi se lo faceva sfuggire. Certamente no, ma se è per questo neppure Prodi...  Insomma: Raffale Lauro è un vero e proprio veterano, un navigato e consumato politico che avrà usato carta e calamaio per quarant'anni almeno.

Alle prossime politiche, cerchiamo di mandare a palazzo qualcuno che sappia almeno tenere in mano un mouse.
Se si potrà ancora fare..
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