Figli di malati psichiatrici, figli di malati cronici, rischi e opportunità
Il Centro di Pediatria Sociale insieme ai Servizi di Psichiatria Integrata di Winterthur (ipw) sono stati incaricati nel 2006 di svolgere uno studio capillare su questo tema, i cui risultati sono attualmente oggetto di una ricerca della Hochschule für Soziale Arbeit Zürich.
Si tratta di una problematica molto attuale che riguarda non solo la psichiatria intergenerazionale, dal bambino all'adolescente fino all'adulto, ma che coinvolge i servizi del territorio, dai centri materno- infantili ai giudici minorili, in un lavoro interdisciplinare. Nonostante l'attenzione nei confronti di famiglie con portatori di invalidità croniche si faccia sempre più viva e si osservi una crescente sensibilizzazione non solo degli interessati, ma anche degli esperti (medici di famiglia, assistenti sociali, insegnanti) c'è ancora molto lavoro da fare.
La regola principale, il benessere del bambino viene prima di tutto, è uno dei pochi capisaldi. Ci sono tanti quesiti irrisolti per quanto riguarda l'assistenza dei bambini a rischio. Per esempio: chi è il responsabile per una famiglia, chi è il "case manager", il coordinatore, ruoli che possono essere svolti da persone diverse. Il giudice minorile può ad esempio designare l'assistente sociale come coordinatore, mentre il giudice stesso rimane responsabile del caso.
Gli interventi che il gruppo di lavoro di Winterthur (qui si dice amichevolmente Winti) propongono si basano sui quattro cardini dell'individuazione delle persone a rischio e della loro informazione (psicoeducazione), assistenza, trattamento e protezione del bambino.
Vi propongo alcune considerazioni sul tema.
I problemi psichiatrici sono per molti ancora tabù, causano molta vergogna e reticenza. Spesso ci si imbatte in un "muro di silenzio, omertà". Occorre molto tatto per instaurare un rapporto di fiducia e quindi iniziare un lavoro di intermediazione fra le parti, convincere gli interessati a farsi aiutare.
I figli dei malati psichiatrici o portatori di una malattia invalidante cronica devono essere informati sulle condizioni dei genitori, in primo luogo dal genitore stesso, se è in grado di farlo, altrimenti dall'altro genitore. Spesso sono i genitori che richiedono il coinvolgimento di un esperto.
Il bambino deve sapere che il comportamento di un genitore non è normale, è comprensibile che lui (il bambino) si senta talvolta disorientato e insicuro. È importante rispondere alle domande che fanno i bambini, senza creare ansie: ogni bambino pone delle domande in base alla propria capacità di comprendere (i più grandicelli chiedono: mi ammalerò anch'io da grande?).
I figli percepiscono lo stato d'animo dei genitori e fanno di solito tutto il possibile per adattarsi. In casi estremi si sentono responsabili della condizione del genitore (è collerico perché io lo faccio arrabbiare).
Questo equivoco è da chiarire al più presto. Non bisogna sottostimare la capacità che hanno i bambini di accettare la realtà e di capire quando gli si mente, per esempio, quando gli si dice che il papà è via per lavoro, mentre è ospedalizzato.
Alcuni pazienti non accettano la propria malattia. Per esempio chi è affetto da disturbi della regolazione affettiva afferma spesso che il proprio comportamento non ha niente di anormale e comunque "io sono sempre stato così". Per queste persone è difficile immedesimarsi con chi gli sta' accanto e rendersi conto, di che effetto suscitano negli altri.
Durante periodi difficili, di crisi, il quadro clinico, manco a dirlo, peggiora.
In queste situazioni è importante che i bambini siano stati rassicurati, che il papà e la mamma gli vogliono bene, indipendentemente da quello che succede.
Nel caso molto frequente in cui i familiari si abituano ad una condizione patologica, e soffrono in silenzio (la regola nelle famiglie di alcolisti) possono passare anni prima che si chieda aiuto. I primi ad esser consultati sono in genere i medici di base. Talvolta trascorrono anni dal primo incontro con lo psichiatra alla diagnosi corretta, è necessario osservare il decorso della malattia (come diciamo noi psichiatri, un delirio non fa una schizofrenia) e quindi anche al trattamento più adeguato.
Spesso una guarigione non è possibile, si raggiunge al massimo una condizione con residuo, è necessario continuare a prendere i farmaci, prevenire le recidive e frequentare regolarmente l'ambulatorio. In tutti i casi è possibile svolgere una vita piena e integrata sia in ambito privato che lavorativo.
Lo sviluppo dei figli di malati psichiatrici può essere a rischio quando i piccoli si sentono per lungo tempo rifiutati, non amati, responsabili della malattia dei genitori. I figli imparano presto ad adattarsi, per esempio a far silenzio per evitare gli eccessi di collera del genitore. Ciò significa ignorare i propri bisogni. Alcuni bambini si comportano come piccoli adulti, altri diventano eccessivamente ansiosi, depressi, i teenager consumano alcolici.
Non di rado avviene uno scambio di ruoli, (parentificazione), dove i figli si occupano del genitore malato o di entrambi, dato che spesso il genitore "sano" è coinvolto in una morsa stressante (di solito è l'unico che lavora).
Gli studi dimostrano che anche i figli di malati psichiatrici sono affetti da disturbi psicologici, diversi in base all'età (ritardo dello sviluppo, problemi d'integrazione, aggressività, etc.). Alcuni bambini "imitano" i genitori: I figli di un paziente bipolare per esempio possono esibire un comportamento sociale aggressivo, iperattivo; i bambini di un depresso si rinchiudono in se stessi, cercano di rendersi trasparenti. Sono stati descritti, infatti, bambini "eccessivamente normali", casi in cui l'osservazione principale era la mancanza di sintomi, in questi bambini si osserva spesso anche il fenomeno della parentificazione. I bambini dovrebbero avere la possibilità di svolgere una vita normale, di studiare senza preoccupazioni, di dedicarsi ai propri hobby e ai coetanei.
Parenti, "padrini", volontari, rappresentano una grossa risorsa nell'ambito della rete d'integrazione e offrono ai piccoli dei modelli di identificazione validi e alternativi.
Nella famiglia di un malato cronico ricorrono situazioni in cui i figli devono dare una mano. Questi devono essere coscienti che si tratta di situazioni di crisi, eccezionali, non la regola.
Fazit: i figli di malati psichiatrici e/o cronici rappresentano una categoria a rischio, che dovrebbe essere presa in carico nell'ambito di un'offerta d'assistenza familiare integrativa.
Un terzo di questi bambini si sviluppa, nonostante le condizioni sfavorevoli, in modo normale, sono "resistenti" alle avversità (e oggetto di studi approfonditi sui fattori di resistenza). Un terzo dei bambini sviluppa un disturbo psicologico già in età infantile o adolescenziale. Si è osservata relazione diretta fra le crisi dei genitori e le condizioni dei bambini.
Non tutti i bambini di malati psichiatrici hanno quindi bisogno di un'afferentazione precoce, ma è necessario identificare tutti i bambini interessati, per poter selezionare quelli che sono in qualche modo sintomatici.
Anna Freud scrisse a suo tempo che la riabilitazione precoce è un'arma a doppio taglio: si rischia di intervenire troppo e precocemente (stigmatizzazione) oppure tardi e inadeguatamente.
Mi sembra che siamo ancora a livello pionieristico: il lavoro per il miglioramento della qualità di vita dei pargoli dei malati cronici è appena iniziato.
















