La Bohème di Puccini chiude la Stagione Lirica cagliaritana
É in scena in questi giorni a Cagliari, al Teatro Comunale di Via Sant’Alenixedda, La Bohéme di Giacomo Puccini, con recite dall’8 al 17 gennaio. Con quest’opera, tra le più rappresentate e celebri al mondo, si chiude la Stagione Lirica cagliaritana del 2009, slittata ai primi giorni del 2010 per motivi contabili legati alle riduzioni e tagli di budget, crisi in cui versano la stragrande maggioranza dei Teatri e Fondazioni italiane.
Autentico capolavoro immortale del decadentismo in musica, la storia di Mimì, scritta da Henri Murger, venne pubblicata dapprima come romanzo d’appendice a puntate tra il 1845 e il 1849, e quindi come romanzo con il titolo “Scènes de la vie de Bohème”, al quale si ispirarono i librettisti di fine secolo. Due compositori si accinsero a voler trarre ciascuno un’opera lirica da questo soggetto: Ruggero Leoncavallo e Giacomo Puccini, che si contesero la primogenitura a colpi di accese polemiche coinvolgendo perfino i rispettivi editori.
La Bohème del Maestro di Lucca si impose come pietra miliare della storia dell’opera tanto da relegare nel dimenticatoio, o quasi, La Bhoème di Leoncavallo. Secondo una prassi francese, per dar forma alla storia, Puccini chiamò i due librettisti: Giuseppe Giacosa ad occuparsi dei versi e Luigi Illica per la sceneggiatura. Lo stesso Puccini fece da regista intervenendo spesso nella stesura dei versi e imponendo il suo tocco nella stesura del libretto stesso, chiari sono i riferimenti autobiografici alla vita milanese di Puccini studente, e alle scene di vita lucchese. Il lavoro durò due anni circa dal 1893 al 1895, non senza malumori e insoddisfazioni tra i librettisti e il Maestro.
La scrittura della partitura musicale, geniale e solo apparentemente semplice, impegnò Puccini per otto mesi circa. A meno di due mesi dalla conclusione, il 1 Febbraio del 1896, La Bohème fu rappresentata per la prima volta al Teatro Regio di Torino, sotto la direzione di Toscanini, allora appena ventinovenne. Grande fu il successo di pubblico, meno entusiasta fu invece la critica che inizialmente si mostrò ostile, ma dovette allinearsi ben presto al consenso del pubblico. Il trionfo avvenne a Brescia e a Venezia.
L’opera, ambientata nella Parigi del 1830, narra di sentimenti quali l’amicizia, l’amore, la spensieratezza, la solidarietà che legano e caratterizzano la vita di un gruppo di giovani artisti, Rodolfo, Marcello, Schaunard e Colline. Questi vivono con spensieratezza bohèmienne la loro condizione di artisti squattrinati, per non pagare l’affitto si inventano uno stratagemma beffando il proprietario ma qualche minuto dopo si ritrovano a spendere al Caffè Momus. Nella vita di uno di loro, il poeta Rodolfo, si affaccia la giovane Mimì, una ricamatrice di fiori che, come lei stessa dice, “non hanno odore” e che per questo aspetta la stagione dei fiori per sentirne il profumo. L’amore tra Rodolfo e Mimì, che sboccia all’improvviso nella soffitta abitata dai quattro amici, attraversa tutta l’opera e durerà sino “alla stagion dei fior”, stroncato tragicamente dalla malattia della giovane, proprio “al fiorir primavera”.
Personaggio femminile, Mimì, mite, fragile perché cagionevole di salute ma forte nello stesso tempo, vive “sola soletta”. L’altra protagonista della storia è Musetta, donna civettuola e leggera, le cui freschezza amorosa e bizzosa va a colpire il cuore di Marcello di cui è innamorata, ma anche di Alcindoro, beffato poi da lei e anche dalla comitiva di amici complici, lasciato solo al Momus e col conto da pagare.
Le due donne rappresentano due aspetti della femminilità, due facce della stessa medaglia, ciò che in Mimì è palese, la mitezza e la serietà, in Musetta è celato: sarà lei a preoccuparsi di Mimì in punto di morte. Ciò che invece in Musetta è palese, cioè la leggerezza e la civetteria, in Mimì è celato: per stare sola con Rodolfo ‘si’ spegnerà il lume e perderà ‘accidentalmente’ la chiave.
Ideali di donne che Puccini trasponeva nei suoi personaggi femminili, quasi a voler esorcizzare le figure femminili ingombranti che invece facevano parte della sua vita, a partire dalla madre, la Signora Albina, fino alla moglie Elvira. La Bohème è stata presente nel cartellone cagliaritano per diversi anni e rappresentazioni, dal 1898 in cui andò in scena per la prima volta al Teatro Politeama Regina Margherita, fino al 2003 al Teatro Lirico.
L’attuale rappresentazione cagliaritana, nella produzione del Teatro Lirico di Cagliari e del Badisches Staatstheater di Karlsruhe, vede come maestro concertatore e direttore d’orchestra Anthony Bramall, già noto al pubblico del Teatro Lirico di Cagliari per precedenti collaborazioni sia operistiche che sinfoniche.
Cast di ottimo livello per le voci, degne di nota le protagoniste dell’opera, il giovanissimo soprano sassarese Francesca Sassu nel ruolo di Mimì, ed il soprano cagliaritano Elisabetta Scano nel ruolo di Musetta. Entrambe, per timbro, colore ed espressività, caratterizzano splendidamente le due protagoniste e le loro personalità, la mitezza e la fragilità della giovane e sfortunata Mimì, la civetteria e briosità vezzosa della spumeggiante Musetta. Regia ideata da Giancarlo Del Monaco e ripresa da Robert Tannenbaum. Orchestra, Coro e Coro di voci bianche del Teatro Lirico di Cagliari.
















