Antichi oggetti tibetani in mostra al museo del Duomo
Il 10 dicembre presso il Palazzo viceregio di Cagliari, ha avuto luogo l’inaugurazione della mostra di antichi oggetti tibetani, in esposizione al museo del Duomo per dieci giorni. Oltre 250 oggetti, provenienti dalla collezione privata di Enrico Dellacà, curatore della mostra, tibetologo e lama lui stesso.
Originariamente facevano parte dell’arredo di un tempio vicino a Lhasa, e furono salvati dal la distruzione nel 1975. I più antichi, risalenti anche a mille anni fa, sono affiancati da altri più recenti, frutto di una continua ricerca appassionata da parte del curatore e rappresentano in realtà solo una piccola parte della sua collezione privata.
Fra le tante opere in esposizione il pubblico ha potuto ammirare antiche statue del Buddha di varie epoche e dimensioni, costruite con diversi materiali; una scultura raffigurante Garuda, un rapace mitologico che ha il compito di proteggere dalle malattie, pezzo unico e raro, uno dei più preziosi di tutta la mostra; vari phur-ba e drigu, pugnali rituali in grado di procurare ferite inguaribili, che hanno la funzione di recidere i legami con le passioni negative quali l’ignoranza e l’attaccamento; il dorje, simbolo del fulmine, usato per attirare l’energia dell’universo, e numerosi tamburi e campane di diverse dimensioni, conchiglie rituali (concha) utilizzate come trombe, abiti indossati durante le cerimonie tantriche insieme a crani umani e di animali adoperati per lo stesso scopo.
Domenica 13 dicembre si è svolta la cerimonia della distruzione del mandala ad opera dei lama tibetani Ghesce Janchup Gyatsen e Lobsang Tenzin del centro “Buddha della Compassione” di Milano, presenti a Cagliari per tutta la durata della mostra. Il mandala, dopo esser stato costruito pazientemente nell’arco di quattro giorni, viene disfatto per sottolineare l’importanza del principio dell’impermanenza di tutte le cose; questo gesto ha anche lo scopo di distruggere l’attaccamento alle passioni e alle emozioni negative come la rabbia e l’odio, causa della sofferenza. Anche i crani rituali appartenuti ad antichi lama vengono adoperati per la meditazione durante le cerimonie tantriche con lo stesso fine. “Se uno non comprende che il vuoto, il tutto, la mente e la luce sono la stessa cosa, è destinato a soffrire. Questa è la dottrina e l’illuminazione del Buddha” è spiegato nel libro-catalogo della mostra, il cui ricavato è stato consegnato ai lama a beneficio dei 400 bambini tibetani che studiano nel monastero di Sher Ganden in India.
Un secondo mandala, creato per ricordare questo evento e destinato ad essere conservato nel tempo, è stato consegnato il 20 dicembre al presidente del Consiglio Provinciale Dottor Roberto Pili. Era presente anche Monsignor Giuseppe Mani arcivescovo di Cagliari, al quale è andato un ringraziamento particolare per aver concesso la sala del museo del Duomo come segno di fraternità e di convivenza pacifica tra i popoli.
Vista l’importanza della mostra, il grande interesse e l’affluenza del pubblico, andato oltre le migliori previsioni, insieme alla rarità dei pezzi in esposizione, alcuni dei quali oggi introvabili persino in Tibet, le autorità hanno espresso l’intenzione di poterla replicare al più presto anche in altre parti della Sardegna.
















